7 Polverosi a zonzo tra Lazio-Umbria-Abruzzo 4,5,6,7/Ottobre/2025
Valerio, Pierpaolo, Nicola, Marcello, Paolo, Giampaolo e Danilo saltano il tirreno
Scrive Marcello:
Sulle uscite polverose la Main Chat e’ solita essere poco reattiva. Del Raid Appenninico, poi mutato in un più preciso
Raid Laziale/Umbro/Abruzzese si parlava da qualche tempo con adesione quasi certa di un manipolo di 4/5 persone.
Memori del buon successo ed entusiasmo delle passate incursioni oltremare, quasi fosse un appuntamento annuale, si
proponeva una replica stavolta con destinazione Italia centrale.
Rientriamo dalle ferie estive e una frecciata in chat ci ricorda dell’impegno preso. Danilo, il FrontMan Endurisico dei
Polverosi, attiva presto la chat dedicata. Da li si parte per definire l’organizzazione logistica e di dettagli che, per i soliti
disagi e isolamento storico della nostra isola ci porterà a salpare da Olbia piuttosto che da Cagliari. Alla fine, a partire
restiamo in 7 degli 8 inizialmente previsti: Marcello, Danilo, Paolo, Nicola, Pierpaolo, Valerio, Giampaolo. Giorgio suo
malgrado deve desistere per l’aggravarsi della salute della mamma e costretto a rinunciare con una decisione sofferta.
proprio gli ultimi giorni prima della partenza
Si trotterella allegramente su per la Sardegna fino ad Olbia organizzati di tutto punto con i due furgoni, uno di Valerio
l’altro di Nicola, affiancati dall’auto Garrellata di Pierpaolo Mangiu Mangiuffo.
Si parte dall’entroterra Laziale da un parcheggio privato custodito (procurato da Mangiu con un ottima mossa
organizzata nel suo ambiente di lavoro) poco distante dal porto di Civitavecchia.
Eccitati dall’avventura che da li a poco stava per iniziare, ci vestiamo e carichiamo i nostri destrieri adibiti a muli
motorizzati con sopra le borse bisacciate a Bertula (in realtà qualcuno resiste con la sua mono borsa da sella?) che ci
accompagneranno per tutta la durata del Raid. Lo stretto necessario viene stipato, ma come sempre ci si porta dietro
il doppio di quanto realmente occorrerebbe).
Corti passaggi asfaltosi e fulminei transiti paesani, ci portano ad agganciare la traccia che inizialmente doveva partire
da Civitavecchia. Si inizia con uno sterratone che subito ci fa piombare in uno sbarramento causato dalla deviazione di
un corso d’acqua distrutto dal passaggio di qualche violento acquazzone. Superato questo primo ostacolo procediamo
verso est e tastiamo il terreno. Questo si dimostra subito estremamente asciutto e polveroso con prevalenza di marne
argillose chiare… un delirio polveroso per chi sta in mezzo e dietro la carovana… comunque portatore di disagi per
tutti per quanto si presenta sdrucciolevole. Queste sterrate ci dirigono verso le antiche strade della Tolfa, affascinati e
caratteristiche dei luoghi; Ne incrociamo numerose, molto belle, scavate in continue trincee ricche ai lati di fitti boschi.
In uno di questi transiti, in un piccolo e banale corso d’acqua (credo fosse il fiume Lenta) affrontiamo i primi
inconvenienti. Giampaolo ha la peggio con la pedivella troncata e fuori uso, con il motorino d’avviamento che non lo
asseconda nella messa in moto. Ecco che da li a poco si sperimenta l’accensione diretta ad ingranaggio gommato a
“ruote indipendenti” Poco più in là un banale guado di pochi centimetri d’acqua ci fa tormentare per la presenza di
una scarpata di poco meno di un metro e una rete spinata frontale.
Siamo quasi tutti ad incespicare, casco io sulla destra e mi bagno il gomito e l’anca, ruzzola sulla sinistra Giampaolo e si
bagna metà corpo e immerge una delle borse laterali in acqua. Gli altri vengono aiutati con le solite provvidenziali
spinte aggiuntive nel superalo. Mi alzo dolorante sul piede sinistro. Partivo con una fresca frattura procuratami
qualche giorno prima al mignolo del piede che mi ha tormentato per tutto il viaggio con stoccate e fitte di dolori che
mai avrei pensato fosse così lancinante e invalidante un frattura in quel punto quasi insignificante. (non avrei mai
rinunciato al Raid, neppure per una frattura … e così è stato!!).
Tira e molla, cazzi e mazzi si arriva nella zona di Vetralla dove ci fermiamo per la pausa pranzo. Pasto frugale per molti,
bucatini alla Amatriciana per Mangiu … Ripartiti, come sempre ben idratati di abbondante birra, si prosegue verso il
macchione verde che costeggia il lago di Vico. Quasi sorprende intravvedere quel “mare” d’acqua che filtra tra gli
alberi, inaspettato, appare come un pelago sconfinato.
Ancora boschi, sterrate e belle campagne; Purtroppo ci perdiamo, per il sempre cronico ritardo del ruotino di marcia,
quella che volevo personalmente visitare, ovvero la piramide Etrusca di Bomarzo. Come sempre in questi siti storici ci
passiamo a 80 all’ora e a nulla è valso il tentativo di richiesta di stop di due minuti.. e …. si riparte più indemoniati che
mai ;)!!
Tanti i luoghi fantastici attraversati, bellissimi tratti di mulattiere, intervallate sempre da sterrate e sottoboschi, una
miriade di piccoli paesi dello Spoletano: Attigliano, Avigliano, San Gemini (fonte), Strettura, Ancaiano, Ceselli… fino alla
struttura che ci ospiterà la prima notte, un “quasi” dignitoso caseggiato agrituristico nelle campagne di Fiorentillo.
Sperimentiamo una cena che ci porta a un chilometro di distanza da percorrere in borghese con le moto e la poca luce
dei fari che ben conosciamo. Ci ripaga una bella struttura adibita a cerimonie, addobbata di tutti i fronzoli, con una
sala pranzo a noi dedicata. Un lusso incredibile per noi abituati spesso a bar di strada o alla meglio a bettole o tuguri di
fortuna ;)!!
Arriva la Domenica.. e si sa.. la Domenica è BESTIALE!!
Una pioggerella del minchia non ha bagnato le nostre moto solo perché custodite sotto un ampia tettoia che si
affacciava sulla bella valle sottostante. Partiamo di buon mattino dalla struttura (si fa per dire!) dopo una abbondante
colazione preceduta dal risveglio dei rombanti motori. La moto di Valerio faceva la schizzinosa e tardava la sempre
impeccabile accensione fino al quel momento.
La giornata è plumbea, con un cielo decisamente coperto in direzione del nostro percorso. Tiepida comunque. Grazie
ai piccoli rovesci notturni, finalmente percorriamo lunghi trasferimenti senza quel nuvolone di polvere che ci ha
accompagnato il primo giorno. Nel nostro tragitto, superata Roccaporena, si intravvedono le prime piogge. Non ci
accorgiamo subito dei goccioloni d’acqua per il percorso che facciamo in sottobosco. Indemoniati risaliamo un lungo
canalone fatto di detriti in valanga calati dal versante montano nelle precedenti giornate di pioggia. Io davanti mi
fermo capendo che oltre non conveniva procedere. Mangiu si fa avanti tentando un altro centinaio di metri a salire,
ma, sentendolo rientrare dopo tanta fatica, decretiamo insieme che la cosa migliore è rientrare e trovare percorsi
alternativi. Troviamo dei passaggi più leggeri che ci portano in parte su secondarie strade asfaltate, fino al Santuario di
Rita da Cascia; Lì, quasi provvidenzialmente, ci accoglie una mega Sverandata di tenda da bar che ci permette di
parcheggiare e mettere in più comode sedie le nostre già stanche terga. E’ quasi ora di pranzo e ne approfittiamo per
idratarci e spuntinare qualche salato. Danilo pur sotto la pioggia ne approfitta per acquistare qualche “coglionaggine”
locale: Palle del Nonno, Rognoni dello Zio e Testicoli del Santo… insomma ogni forma di Gonade fatta a insaccato (non
a caso siamo a due passi da Norcia)… scordando forse in cassa dal venditore ambulante una Palla del Nonno e
partendo da Cascia con una misera monopalla ;)!!
La direzione finale per il pranzo resta il paese di Amatrice. Prenotato il ristorante che ci accoglierà ci dirigiamo spediti
verso la meta Amatriciana ;) !!
Il luogo è già conosciuto da alcuni dei Polverosi. Ci troviamo benissimo e mangiamo delle ottime pietanze senza
trascurare le due versioni della nota pasta alla Amatriciana (in Bianco e in Rosso entrambe condite con
dell’abbondante guanciale). Ci alziamo soddisfatti ma non soddisfattissimi dei due primi piatti quanto degli
abbondanti e variegati antipasti. Breve giro in quel che resta del paese con le ferite ancora aperte del recente
terremoto. L’epicentro ha davvero raso al suolo buona parte dell’abitato. Chiuso ora in un enorme cantiere a cielo
aperto. Una costante di quei luoghi sono le innumerevoli Gru disseminate e visibili in lontananza in tutti i centri abitati
attraversati.
Costeggiamo l’area boscosa di Poggio Cancelli affiancando il lago di CampoTosto e valicando poi sulla SP 106.
Tentiamo di raggiungere la nostra meta serale, il paese di Assergi (scelta forse ricaduta in omaggio ai tanti Sergii
presenti nelle varie chat ;) !!) dove trascorrere la notte e rifocillarci a cena. La bella prateria, divenuta poi
mulattiera, poi palesatasi in sentiero a “perr’è costa”, non ci permette di raggiungerla via terra. Ripieghiamo su
asfalto, comunque bellissimo da percorrere per il paesaggio circostante. Iniziamo a testare i luoghi che ci porteranno
in quota il giorno dopo sul Gran Sasso. Un trasferimento pedemontano di una bellezza mozzafiato!
Il paese di Assergi ci accoglie con un nuovissimo albergo super confortevole dalle camere pulite e spaziose. Il
ristorante adiacente alla struttura ci delizia con carni e gustose pietanze locali.
Se la Domenica è bestiale il Lunedì è sempre un DRAMMA (sic!).
Arriva la giornata tanto attesa! La risalita del massiccio centrale del Gran Sasso d’Italia e la meta d’alta quota di Campo
Imperatore.
La salita su asfalto si fa ripida e costante, dobbiamo guadagnare circa 1000 metri di dislivello in pochi chilometri.
Danilo propone una bretella da fare in fuori strada (ovviamente in modalità trasgressiva, visti i divieti presenti sul
parco) ma, percorsa la mulattiera per poche centinaia di metri, ci accorgiamo che il rischio di trovare l’impestato è
altissima. Torniamo sui nostri passi e riprendiamo il nastro d’asfalto.
Arriviamo “treppisi treppisi”, intorpiditi dal freddo, nella piana di Campo imperatore: Una meraviglia di monti e
prateria alta, conosciuta anche con il nome de “il piccolo Tibet” dove abbiamo toccato gli 8 Gradi …. Aria con cielo
terso e brezza leggera hanno fatto il resto nel regalarci una visibilità e una giornata da incorniciare!! Il gran Sasso...
Una scoperta per me visto che non mi ero ancora addentrato, pur transitando tempo fa nelle vicinanze... Posti
bellissimi, percorsi poi in moto, risulteranno essere il TOP!! Ci rilassiamo con un semplice caffè caldo in quel tugurio
d’alta quota del bar della stazione sciistica e riprendiamo la discesa, non prima di avere immortalato le nostra moto
con lo sfondo del gran Sasso e le nevi fresche cadute i giorni prima.
Ci concediamo persino il percorso in volata di un tratto di prateria erbosa aperta veloce e godibile, felici come dei
bambini. Tutto fila liscio senza che i Caramba dei Boschi o gruppi di pedestri organizzati con zaino in spalla ci
fermassero e ci scassassero le Balls.
La discesa dal gran sasso risulta a dir poco rocambolesca visto che per azzerare i 1000 metri precedentemente
guadagnati, il tracciatore Pazzo DaniBBa, sceglie uno stretto sentiero da trekking, ripido e pietroso. Con il mio Anziano
Beta RR 450, spesso davanti alla carovana, la percorro in apripista e ruzzolo a terra in due occasioni. In una di queste
cadute, incastrato tra due grossi massi affioranti, lesiono il carter frizione (accorgendomene solo nella giornata
successiva) portando a perdere nel complesso poco più di 100/150 cc di olio.
Arrivati nella pianura sottostante, fatto il doveroso rabbocco di benzina, vista l’ora si decide di tagliare fuori percorso e
iniziare a prevedere la location per il pranzo. Tra una miriade di Rocche (Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio, Rocca di
Botte, salta fuori persino Rocca di Papa -che non centra una mazza-) si opta per direzione di Aquila degli Abruzzi
(questo il vecchio toponimo dell’attuale l’Aquila). In questo Lunedì caldo e soleggiato ci imbattiamo in quella
disavventura che mai pensi di vivere, neppure nelle fantasie enduristiche più contorte. In buona sostanza, tra
campanelli di moto e Briefing volanti a bordo strada o in qualche piazzola più ritirata, tira e molla, ingarellandoci
sull’asfalto per guadagnare la meta prefissata per il pranzo, il buon Mangiu passa davanti e ci distanzia di parecchio.
Evidentemente, non vedendoci sopraggiungere, decide di tornare indietro per riprenderci. Siamo nella Piana di Navelli
tra i paesi di Prata d’Ansidonia e di San Nicandro in un anonimo nastro d’asfalto che le collega e che probabilmente
non ricade neppure tra le Provinciali di quei luoghi.. Ebbene…. Pierpaolo, che nel percorrere la strada al contrario, nel
frattempo ci vede arrivare, fa la manovra di inversione di marcia dal suo bordo destro di banchina, senza accorgersi
del sopraggiungere di una moto con una giovane centaura alla guida. La manovra era forse così repentina e ravvicinata
che la sventurata crediamo non abbia avuto neppure il tempo di frenare. Racconterà poi Pierpaolo che di fatto gli ha
tagliato di netto la strada e che nell’impatto gli ha letteralmente tolto da sotto il Kulo la leggera Ktm 300 2t. Avvisati
dell’accaduto lo raggiungiamo. La scena non era bella da vedere. La ragazza a bordo strada riversa che tremava
sostenuta e soccorsa da alcuni passanti. Pierpaolo bianco in viso come il latte che ha smesso di bere a 10 anni, quel
latte e liquido nutriente sostituito in tempi più recenti da nobili bevande ottenute con fermentazione e successiva
distillazione. Da quel momento si apre un calvario di attese, previsioni e supposizioni che a nulla servono se non a
fantasticare e a tormentarsi. Arrivano i Caramba e, per dirla con il loro lessico, “procedono con i rilievi e i verbali del
caso”. (sarà Pierpaolo a raccontarci i dettagli dell’accaduto).
Per farla breve, in pratica la prassi, peraltro comunicataci all’ultimo minuto, prevede il controllo etilometrico sulle
persone coinvolte e per far questo ci obbligano a dirigerci nella struttura ospedaliera della città dell’Aquila. Pierpaolo è
costretto a raggiungerla in pullman per procedura obbligata mentre noi decidiamo di portare la sua moto fin sotto
l’ospedale con un carro attrezzi recuperato con non poca fortuna direttamente sul posto.
L’attesa snervante che precedeva i suoi esami tossico-emato-chimici compreso di urgente consulto psicologicopsichiatrico e urologico-esplorativo-rettale l’abbiamo trascorso in chiacchiere, acquisti, caffe e manutenzione moto ;)
!!
Uscito dall’ospedale, sotto l’ala del buon Presidente Giamp che fino a quel momento gli faceva compagnia in corsia,
sorridente e allegro si becca una passata di “papine” e ceffi in quella capoccia irta di capelli che rimette a tutto il
gruppo un po’ sano buonumore.
Intanto si fa irrimediabilmente tardi e la sera con il suo crepuscolo non tarderà ad arrivare. Raggiungere la località di
Varco Sabino non è cosa semplice!!!
Ci troviamo a 70 km circa dal rendez-vous-bivacco della tappa e dalla cena che ci aspetta, da percorrere tutti nel buio
più totale, in un ora scomoda, ai limiti della sopportazione per il freddo e in preda alla paranoia per la distanza e il tipo
di strada che ci aspetta. Si sale di quota dove si scorge la piana de l’Aquila con la sua ampia conurbazione,
illuminatissima!!. Ci addentriamo in strade e stradette di montagna che il buon Garmin Montana mi segnala sempre
con precisione chiarezza e sicurezza. Tratti di bosco in quota, (raggiungiamo e leggo i quasi 1400 mslm), procedendo
con velocità moderata cercando di non distanziarci. Osservo Giampaolo, che in quel tratto avevo davanti, guidare con
pieghe e traiettorie incomprensibili da un bel po’ di km. Si scopre poi che ha esploso, o meglio squagliato la mousse
procedendo di fatto con il solo copertone sgonfio. Questo ha comportato un andatura ancora più lenta ma che non ha
fermato i determinati Polverosi.
Raggiungiamo la struttura agrituristica ben oltre le 21.00. Preso posto nelle camere di quella baita di montagna,
decidiamo di scendere in ristorante senza passare per le docce. Il pasto serale si rivela ottimo servito in un caldo e
accogliente maniero ben ristrutturato. Il sonno e la stanchezza ci portano agevolmente alla mattina successiva.
Il riepilogo e il quadro generale della tappa in avanti prevedeva il raggiungimento del porto di Civitavecchia
percorrendo la traccia fino a che saremmo riusciti a rientrare nei tempi. La parte logistica imponeva il rientro del
mezzo di Giampaolo fino al gommista più vicino e per gli altri un rabbocco di benzina (ricordo che eravamo nel nulla
civile senza distributori nelle vicinanze o paesi di una certa consistenza) che siamo riusciti ad ottenere dai gentili
mezzadri (anzi mezzadra) che gestivano le coltivazioni dell’azienda che ci ospitava quella notte.
Partiamo di gran lena in 6 e ci addentriamo in un lungo e meraviglioso tratto di percorso enduristico che prima tocca il
lago del Salto e poi intorno al lago del Turano. Uno spettacolo fatto di mulattiere veloci a bordo lago, sentieri stretti
percorribili con battute in curva e solchi profondi, fino a vaste praterie e salite gradonate. Un mix di terreno
divertentissimo che superiamo tutti agevolmente anche se con discreta fatica.
Percorriamo fedelmente e non lasciamo la traccia fino alla zona di Toffia, dove nel cercare in anticipo una location per
pranzo, si decide di deviare dalla traccia e raggiungere la località di Poggio Mirteto che il guidato navigatore Google ci
propone. Capitiamo in questo Ristorante/Griglieria chiamata Ecofattorie Sabine che ci prepara un ottima e
memorabile grigliata mista fatta di buone carni, accompagnata da una fiumana di colmi boccali di birra, per fortuna
serviti alla giusta temperatura (in quei luoghi capitava spessissimo che portassero della birra calda!!!).
Ripresa la traccia come sempre attraversiamo, spesso solo lambendoli, una miriadi di paesi e paesini tra campagna,
coltivazioni intensive di noccioleti e castagneti. Riprendiamo a masticare e respirare polvere. Per svariate decine di
chilometri viaggiamo avvolti in una enorme nuvola di polvere che credo si potesse vedere a grandissima distanza. In
questo andare colpisce la zona di Faleria - Castel Foiano punteggiata di cave e pareti di tufo lavorate e utilizzate in
epoca romana e forse riprese in attività più recenti. Intravedo a Monterosi nel Viterbese, una singolarità orografica.
Un lago naturale in miniatura dalla forma perfettamente circolare, di sicura formazione vulcanica senza bordi o
scarpate ma perfettamente tondeggiante. Siamo nella zona dei laghi, fiancheggiamo il Bracciano che seppur
relativamente piccolo, appare immenso. Sappiamo bene di essere al termine della nostra avventura che già
intravvediamo il Mare Tirreno in lontananza. Quello che resta da fare è ricompattarci con Giampaolo (che nel
frattempo ha raggiunto il parcheggio iniziale dei furgoni grazie ad un mezzo di soccorso stradale con un esborso e un
salasso tale che ancora tiene segreta la cifra per l’incazzo e l’imbarazzo ;) ????!!) e darci da fare per raggiungere in
orario il porto di Civitavecchia, poco distante ma per noi sempre dannatamente lontano per il ritardo accumulato.
Arriviamo giusto in tempo per una birra bevuta frettolosamente in porto, nei pressi di un caddozzone, quasi nella
stessa posizione dove l’anno prima cercavamo di asciugarci da quel memorabile acquazzone finale preso in pieno al
rientro del Raid Campano-Laziale.
Ci imbarchiamo piacevolmente stanchi, doloranti e carichi di divertenti ricordi. Quattro bellissime giornate di Enduro
alternativo che ha messo in luce la innegabile stoicità del gruppo dei polverosi, di un buon affiatamento, votato al
divertimento ed alla sana passione della moto.
Si rientra nella soleggiata Sardegna incontrando quel cielo, quei colori, quel mare, quei profumi, quel calore che il
nostro animo riconoscerebbe ad occhi chiusi sopra ogni cosa.
A sa prossima!!!!
Scrive Pierpaolo (mangiuffo):
Prima uscita extra isolana per il sottoscritto, attesa da tempo, dopo aver saltato per vari motivi le scorse edizioni!! Si parte venerdì sera con le truppe carrellate e furgonate alla volta di Olbia direzione Civitavecchia , non prendevo una nave da almeno 25 anni !! Siamo in 7 e in nave ci ritroviamo con 8 cabine, meraviglia!! Traversata ok, si sbarca e andiamo a parcheggiare i mezzi nel terreno di un amico trasportatore a 2km dal porto, col quale collaboro per lavoro, che gentilmente ci offre la sua location fino al rientro.
Velocemente ci bardiamo e si parte, nemmeno 5 minuti di asfalto e già siamo su strade sterrate, non si poteva desiderare di più. Posti molto belli, panorami diversi dai nostri, e via fino a una stradina che però risulta bloccata da una frana alluvionale, si torna indietro , veloce fuori traccia e si riprende più in là.
Tutto scorre tranquillo, finché ….. primo problema!!! Il gavallo del super mega Presidente inizia ada vere difficoltà di avviamento col bottoncino, ma che problema c’è?? Nessuno, basta usare la pedivella…. Ed ecco che quest’ultima si rompe, mai successo prima!!!! Prendiamo i cavetti e nulla manco con quelli , finché mi viene in mente un video YouTube dove si mette in moto a strappo ruota con ruota, 20 sec e si riparte alla grande, con la moto di Giamp che sembra una vecchia locomotiva a carbone… ci fermiamo per pranzo e li sottraiamo con destrezza la leva alla moto di Kesta, e così anche Giamp torna autonomo all’avviamento. Poi si prosegue fino a fine tappa senza particolari intoppi, super cena e via a nanna.
Mattina, colazione e si riparte, stranamente in orario, direzione Amatrice e dintorni, tutto perfetto, si va veloci e arriviamo in orario a pranzo proprio ad Amatrice, anche qua ci trattiamo male a pranzo, poi ripartiamo verso la metà.
Ed ecco il primo intoppo, mio almeno… immaginate due sentierini che corrono paralleli, ma a differente quota, io sono in quello più in alto, circa 4 metri, e quindi che fai, non provi a trasformare la maggiore energia potenziale in energia cinetica discendente???? Grazie a un fantastico cespuglio a molla volo giù rotolando!!! Mi rialzo e non trovo la moto, che era rimasta appesa a un ramo… la tiro giù di forza, controllo un po’ tutto e si riparte, senza apparenti danni a me o alla moto, anche se ho preso una botta alla spalla, quindi proseguiamo svelti! Fino a che più avanti non finisco con mezza moto nel fango, non riesco nemmeno a liberare piedi e stivali!!! In 4 per tirare su la moto che sembra incementata a terra.
Dopo qualche ora, arriviamo all’albergo, ma prima tutti al lavaggio a togliere quintali di fango dalle moto, poi tutti a cena. E proprio a cena mi accorgo di non riuscire più a muovere il braccio sinistro!!! Quindi ricorro alla farmacia portatile di Danileddu, due pastiglie e via a nanna. Colazione e si riparte, braccio discretamente funzionante quindi zero problemi…. almeno non subito…. si va spediti per mulattiere sentieri etc etc, finché non ci viene fame!!! E si va a cercare un posto per il pranzo, ma…. Parto, e ad un certo punto non vedo nessuno dietro di me, mi fermo, aspetto, giro e torno indietro, supero una macchina, li incrocio, mi rifermo e faccio per invertire nuovamente la rotta…. Faccio passare la macchina appena superata e inizio a girare, peccato che dietro la macchina ci fosse una moto…. boooooommmmmm, ci prendiamo!!! Alla guida della moto una ragazza, che poverina vola in cunetta, io resto quasi in piedi, la moto mi va via da sotto il sedere, mi rialzo e giusto il tempo di capire cosa fosse successo e vado ad assicurarmi delle sue condizioni, io tutto ok, a parte una botta alla mano. Riassumendo, arrivano ambulanza, carabinieri etc etc, la ragazza viene portata in ospedale per precauzione, se la caverà con contusioni e molto spavento!
I caramba procedono con i rilievi di legge, e a un certo punto mi comunicano che devo fare alcol test, nessun problema dico io, procediamo a soffiare!! Peccato che mi dicono che devo andare in ospedale all’aquila per farlo!!! Ancora nessun problema, dico io, metto il casco, accendo e faccio per partire… ALT, non puoi guidare mi dice il caramba!! Prima test.. e comencazzo ci vado in ospedale? Semplice, in pullman!!! Tempo 20 min e sono sul pullman per L’Aquila, faccio amicizia con l’autista, che mi vede salire sul pullman tutto bardato, zaino, casco etc… e mi fa, non vedo la moto… e io, la vedrai fra pochissimo , dopo la curva, in compagnia dei miei amici e dei caramba!!! Le spiego tutto , e lei subito chiama i colleghi per farmi fare ulteriore biglietto dalla stazione all’ospedale, dove arriverò da lì a un’oretta circa. Scendo dal pullman, vado al PS e inizia la saga dei controlli, e le infermiere del triage: ma tu sei l’altro?? Ebbene sì!! Sono l’altro!!! Visto che la ragazza era lì già da un po’!! l’infermiera che mi fa i prelievi era una pilota di enduro!! Auguri!!! Faccio tutto, anche una lastra alla mano, tutto negativo, quindi alle 18:30 esco dall’ospedale , fuori ci sono gli altri che nel frattempo mi hanno anche fatto recapitare la moto su un carro attrezzi!!!!
Mitici!! Quindi ripartiamo verso la metà finale del giorno… doccia, e tutti a cena, dove con calma racconto tutte le peripezie della giornata !!! Poi tutti a nanna. L’indomani si riparte per giorno finale con arrivo a Civitavecchia , tutto liscio , arriviamo al piazzale, velocemente rimettiamo abiti civili, carichiamo le moto sui mezzi e andiamo all’imbarco, destinazione porto di Cagliari, alle 11:30 sbarchiamo, saluti e via tutti a casa!!!
E ora alcune foto e video con commenti di DaniloDRz
Questo passaggio si è rivelato troppo impegnativo e perditempo ....
Questo è il passaggi alternativo scovato al volo sulla carta, Mangiu con la sua guida esuberante, passa e alza l'anteriore .....
Gianpaolo ha appena guadato, ma guarda indietro cercando Paolo, sospettando fosse passato avanti riparte. Poi si scoprirà che era indietro che aspettava Danilo che invece era passato avanti a tutti, in somma il solito casino :-D
La leva di Giampaolo si è appena rotta e ci si appresta alla messa in moto ruota<>ruota .....
Una delle tante tombe etrusche incontrate nella Tolfa...
Uno dei passagi a est di Viterbo, un lungo tratto di sali e scendi sulle colline, sembrava di correre su un campo da golf .....
La nostra prima locandiera 30km a sud di Spoleto ... ultima sua espressione "Che gabbia de matti che siete ...."
Verso Assergi a 1000 metri sldm.
Alberghetto di Assergi fuori dal garage .... stiamo per salire oltre i 2000 msldm.
Uno dei bei passaggi in quota prima di arrivare a Roccaporena luogo natio di Santa Rita da Cascia....
Alcuni di noi hanno fatto acquisti, purtroppo lo spazio nei bagagli era limitato.... sigh!
Pranzetto ad Amatrice...
Per fortuna un gentilissimo barista del bar di paese ci ha scovato questo carro attrezzi, che ci ha portato la moto di Pierpaolo al pronto soccorso dell'Acquila...
Questo è il video girato da Giampaolo l'ultimo giorno, dal carro attrezzi con la sua moto con la mousse sciolta nel cassone.
Giusto un'ultima nota per ringraziare tutte le persone incontrate, sempre gentilissime, simpatiche e disponibili, Cacciatori compresi :-D .......